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L’EDUCAZIONE POSTURALE

 

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09.11.2005

 

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La mia iniziale formazione è stata quella di Insegnante di Educazione Fisica ed allenatore. Ho avuto modo di osservare un gran numero di fanciulli e ragazzi in età evolutiva.

 

E’ abbastanza facile rendersi conto che i fanciulli di 10 anni hanno una motricità completa e perfetta: raramente cadono, ancora più raramente si fanno male. I ragazzi appena più grandi invece sono goffi, maldestri, quasi sgraziati. Che cosa è successo?

 

E’ successo che a causa del rapido sviluppo dovuto alla crescita puberale hanno seri problemi a gestire un corpo molto più grande con dei muscoli molto più forti: i sistemi automatici di controllo della motricità (e soprattutto quelli che governano l’attività  posturale, lontani dalla coscienza e meno controllabili volontariamente) sono entrati in crisi e debbono essere continuamente rielaborati e rivisti in conseguenza della crescita e delle modificazioni che avvengono nei vari segmenti corporei.

 

Un altro dato: il processo di apprendimento di un’attività volontaria sposta progressivamente il controllo del movimento sia esso a feedback e/o feedforward  dalla coscienza ad un livello più basso: quello del controllo automatico sia esterocettivo (vista, udito) e soprattutto propriocettivo (sensibilità muscolare, articolare ecc.). Questo passaggio non è solo utile, ma indispensabile alla realizzazione di un movimento economico. Nell’adulto, quando il movimento è automatizzato e lo schema motorio consolidato, è il controllo propriocettivo ad assicurare il massimo dell’efficienza. Nel bambino è meno vero.

 

E’ stato fatto un esperimento (Grimaldi 1984): Alcuni adulti sono stati posti in piedi in una stanza senza finestre di fronte ad una parete che poteva essere mossa in direzione del soggetto. La prima volta che ciò accadeva il soggetto tendeva ad andare indietro (alcuni addirittura cadevano) in quanto il sistema di controllo dell’equilibrio, ingannato dall’informazione visiva, reagiva al movimento della parete come se fosse il proprio corpo ad oscillare in avanti e quindi compensava con uno spostamento all’indietro del corpo. Le volte successive il compenso era sempre più piccolo fino a che i sistemi posturali non cessavano di basarsi sulle informazioni visive e davano più rilevanza alle informazioni propriocettive, ovviamente corrette.

Quando si è ripetuto lo stesso esperimento con dei fanciulli, essi hanno inesorabilmente continuato a cadere, nonostante le molte ripetizioni.

 

Questo fatto sembra significare che i fanciulli utilizzano molto poco il canale propriocettivo nella gestione della postura e dell’equilibrio. A pensarci bene, non sembra un dato molto strano: a causa della più o meno veloce crescita del corpo, i dati propriocettivi non sono affidabili, in quanto cambiano in continuazione. Ne deriva che fino a dopo la pubertà i ragazzi affidano il controllo del movimento e della postura principalmente a sistemi esterocettivi.

 

Da questo consegue che i sistemi di controllo propriocettivo sono, alla fine della pubertà, molto poco allenati e quasi una novità.

 

In più bisogna considerare che nella società attuale, per motivi molto diversi e difficili da cambiare, l’attività spontanea durante l’età evolutiva è drasticamente ridotta rispetto a soli pochi anni fa. Scuola, computers, videogiochi, pochi compagni con cui giocare, il moltiplicarsi degli impegni da un lato e dei pericoli dall’altro, la riduzione degli spazi deregolamentati da fruire in completa libertà hanno fatto dei nostri figli dei sedentari. Li portiamo in palestra … dove un altro adulto dice loro cosa deve fare e soprattutto spiega loro come deve farlo.

Essi semplicemente non hanno modo di affinare questi meccanismi.

 

Così, a volte, può accadere che questa rielaborazione, questo spostamento del controllo ai sistemi propriocettivi,  non siano perfetti e che si verifichino degli errori sia nel sistema di rilevamento e valutazione delle afferenze, sia nel sistema di produzione delle efferenze (extrapiramidale). Quando l’errore è macroscopico viene facilmente ed immediatamente corretto. Ma se si tratta di piccoli errori, non rilevabili o non rilevati in condizioni normali, possono rimanere nello schema motorio o posturale con la conseguenza, però che, dopo un po’ di tempo, generano un’abitudine e dopo altro tempo delle modificazioni strutturali causa di problemi più grandi e non più emendabili.

 

Da questo nasce l’utilità, se non la necessità di una educazione posturale.

E’ senz’altro utile un’attività che permetta ai ragazzi in età evolutiva di migliorare la gestione dei comportamenti posturali attraverso l’esecuzione di esercizi studiati per evidenziare eventuali errori e di facilitare la presa di coscienza di questi meccanismi.

 

Non si può parlare di Riabilitazione (rieducazione), perché non si può riabilitare (rieducare) un soggetto che non è ancora abilitato (educato). Né ci si può limitare a trattare (intervenire - correggere) le strutture alterate delle abitudini posturali perché quelle (strutture: ossa, muscoli, articolazioni) sono solo l’effetto di queste (abitudini). Occorre un intervento a tutto campo, che coinvolga la totalità dell’essere umano.

 

I ragazzi che compiono questo percorso, sono i SOGGETTI di questo intervento. Vengono dati loro gli strumenti necessari per rendersi conto prima, e poi per modificare, per quanto possibile, le strutture alterate e contemporaneamente di rielaborare gli schemi posturali alterati.

 

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Per Educazione Posturale si intende una tecnica, un modo di fare ginnastica finalizzato alla modifica del comportamento posturale.

 

In questa tecnica si utilizzano diverse classi di esercizi:

 

  • Lavoro meccanico – ortopedico
  • Educazione dello Schema Corporeo
  • Ginnastica Posturale
  • Educazione dell’Equilibrio
  • Educazione Respiratoria

 

Queste diverse classi di esercizi possono essere intese anche come una progressione dell’intervento, nel senso che non è possibile nemmeno tentare un lavoro posturale se esistono problemi strutturali quali deformazioni dello scheletro (cuneizzazione dei corpi vertebrali) o retrazioni delle catene muscolari.

 

Allo stesso modo, non è possibile chiedere ai soggetti attenzione alle pressioni, ai contatti, alla posizione dei vari segmenti del proprio corpo se non c’è stato un precedente ed attento lavoro di Educazione dello Schema Corporeo.

 

Tuttavia, nella singola seduta  e spesso anche nel singolo esercizio si ritrovano insieme tutti questi elementi, ciascuno con un peso più o meno grande e dipendente dalla situazione concreta (bilancio posturale all’inizio del trattamento), dalla localizzazione della seduta nel ciclo e dalle capacità dei soggetti.

 

Le sedute sono rigorosamente individualizzate, non è assolutamente possibile fare altrimenti, sotto la supervisione del cinesiologo che, più che correggere gli esercizi, pone delle domande sull’aspetto psicomotorio che in quel momento si è deciso di porre in risalto.

 

Le sedute durano un’ora (nominale), sono bi o trisettimanali e raggruppate in cicli di 10 – 20.

 

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Per lavoro meccanico – ortopedico si intende l’attività volta a perseguire i classici obiettivi dell’Educazione Fisica:

 

  • Stretching delle catene muscolari retratte
  • Recupero del R.O.M. articolare
  • Potenziamento dei muscoli della dinamica
  • Lavoro di resistenza per i muscoli della statica

 

In alcuni casi particolari potrebbe essere necessario aggiungere esercizi per

 

  • Migliorare la capacità aerobica del sistema cardio – circolatorio
  • Migliorare la coordinazione dinamica generale

 

 

 

 

 

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L’educazione dello Schema Corporeo si realizza attraverso la presa di coscienza del proprio corpo e l’apprendimento di quelle capacità di analisi che pian piano renderanno coscienti e facilmente controllabili le varie sensazioni esterocettive (contatti, pressioni, ecc.) e propriocettive: senso di posizione articolare, tensioni muscolari (intese come resistenza ad un allungamento), attività muscolare (intesa come grado di contrazione).

 

Contemporaneamente inizia il lavoro sul senso di posizione globale del corpo riferita agli assi ortogonali dello spazio euclideo.

 

Allineamento

  • Dell’asse longitudinale sul piano frontale
  • Dell’asse longitudinale sul piano sagittale
  • Degli assi sagittali sul piano frontale
    • Asse bis – acromiale
    • Asse bis – iliaco
  • Sul piano trasversale: controllo delle rotazioni
    • del bacino
    • della zona lombare
    • del dorso
    • delle spalle

 

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Abbiamo già visto quanto sia importante non limitare l’esecuzione degli esercizi al puro aspetto formale, cioè alla realizzazione di un modello esteriore (Gestalt) e non interiorizzato.

 

Per soggetti molto giovani, ma spesso anche in soggetti adulti, può essere molto difficile, soprattutto all’inizio, il lavoro di presa di coscienza del proprio corpo sia nell’analisi delle posizioni sia del movimento.

 

Per questo motivo occorre iniziare con compiti semplici e in situazioni facilitate in cui il soggetto possa facilmente e gradualmente arrivare ad un controllo sempre più fine e dettagliato.

 

All’inizio è più facile utilizzare le sensazioni esterocettive di cui il soggetto ha più familiarità. La sensibilità tattile (appoggi, pressioni, ecc.) offre la possibilità di iniziare l’esplorazione del proprio corpo con una capacità discriminativa molto fine.

Ecco allora esercizi eseguiti dal decubito supino oppure da seduti appoggiati alla parete o ad una spalliera. Anche nelle stazioni con minor numero di informazioni tattili (in quadrupedia, da seduto senza appoggi posteriori o in piedi) l’attenzione è rivolta principalmente alle sensazioni tattili.

 

Il canale visivo offre una grande facilità di controllo e verifica. E’ possibile, soprattutto con soggetti molto giovani, utilizzare un sistema di specchi o di telecamere a circuito chiuso per poter visualizzare quelle parti del corpo altrimenti inaccessibili alla vista (la parte posteriore del corpo).

La possibilità di utilizzare la vista, se da un lato offre una grande facilitazione, da un altro oscura tutti gli altri segnali; per questo motivo è il primo canale percettivo ad essere escluso durante il lavoro di Educazione dello Schema Corporeo chiedendo al soggetto di chiudere gli occhi e di dirigere l’attenzione ai segnali in arrivo dalla sensibilità tattile e propriocettiva.

 

Anche l’udito può essere utilizzato per facilitare i controlli ad esempio utilizzando un feedback sonoro.

 

Gli esercizi senza il controllo esterocettivo sono gli ultimi ad essere inseriti nel programma di lavoro. In questi esercizi, eseguiti dalla stazione seduta senza appoggio dorsale, oppure da in ginocchio o da in piedi il soggetto deve riconoscere e controllare la posizione del proprio corpo e gli elementi dell’invariante correttiva decisi di volta in volta con l’unico ausilio delle sensazioni propriocettive.

 

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Gli esercizi vengono eseguiti in diverse stazioni. All’inizio le posizioni di decubito supino, prono o laterale permettono di isolare gli elementi da controllare e di aumentare i segnali esterocettivi. Successivamente le posizioni di partenza vengono cambiate secondo l’evoluzione ontogenetica e la catena di raddrizzamento. Si passerà alla posizione seduta, quadrupedica, in ginocchio ed infine in piedi.

 

Il variare la posizione di partenza influenzerà profondamente l’effetto dell’esercizio, anche se esso può sembrare sempre lo stesso.

 

  • Nelle diverse stazioni gli elementi corporei hanno un diverso grado di mobilità grazie alla diminuzione del vincolo dell’appoggio sul pavimento ed all’aumento dei gradi di libertà.

 

  • La forza di gravità gioca un ruolo sempre maggiore e di volta in volta diverso.

 

  • La maggior superficie di appoggio al suolo nei decubiti offre la possibilità di un controllo esterocettivo (tattile) impossibile nelle stazioni in ginocchio o in piedi. La stazione seduta e quella in piedi danno la possibilità di mantenere oppure negare le facilitazioni esterocettive tattili dell’appoggio dorsale ad una parete permettendo di obbligare il soggetto al solo controllo propriocettivo della posizione e/o dell’esercizio.

 

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Con il termine Educazione Posturale si definisce questa tecnica nel suo insieme. All’interno di essa, per modificare il comportamento posturale, si utilizzano diverse classi di esercizi. Fra queste, con Ginnastica Posturale si definiscono alcuni esercizi che hanno lo scopo di modificare la componente posturale di uno schema motorio.

 

Nella lezione dedicata alla Neurofisiologia abbiamo evidenziato come l’attività posturale sia realizzata da un sistema diverso e parallelo al sistema del controllo dell’attività fasica. Abbiamo definito questi due sistemi come sistema posturale e sistema dinamico.

 

Abbiamo anche visto come non sia possibile correggere gli atteggiamenti posturali se negli esercizi si utilizza il sistema dinamico, ma bisogna riuscire a modificare l’attività del sistema posturale.

 

Occorre ora introdurre il concetto di STIMOLO EFFICACE: ogni recettore e di conseguenza il sistema funzionale ad esso collegato, è sensibile ad una particolare classe di stimoli e a quella sola. Ad esempio la retina reagisce a stimoli luminosi e, tra essi, a quelli compresi tra le lunghezze d’onda del rosso e del viola. Uno stimolo di diversa natura o di lunghezza d’onda maggiore o minore non causerà modificazioni nel recettore e quindi non sarà in grado di essere processato dal sistema funzionale della vista.

 

Il sistema posturale processa stimoli estero e propriocettivi. Una parte di questi stimoli possono essere resi coscienti, mentre la maggior parte di essi viene gestita in modo automatico e inconscio.

 

Non è possibile modificare la componente posturale di uno schema motorio assumendo intenzionalmente delle posizioni perché si attiverebbe il sistema dinamico, ma cercando di mantenere un quadro sensoriale dato mentre si esegue l’esercizio.

 

Se chiedo ad un soggetto di portare le spalle indietro, questi attiverà il sistema dinamico, ma se gli chiedo di mantenere l’appoggio delle spalle (ad esempio alla parete) mentre porta le braccia avanti verrà attivato il sistema dinamico per l’elevazione delle braccia e quello posturale per garantire il contatto con il muro.

 

La sottile, ma importantissima differenza tra un’attività fasica ed una posturale è tutta qui. Non è l’esercizio ma il controllo che il soggetto opera a fare la differenza. L’attenzione non deve essere rivolta all’esercizio, e nemmeno alla posizione. Il soggetto controlla che durante il movimento di elevazione delle braccia venga mantenuto il contatto con la parete.

 

Nella ginnastica ortopedica, gli esercizi sono come dei farmaci: realizzano da soli ciò che gli si chiede, al soggetto viene solo chiesto di eseguirli correttamente (aspetto formale). Nella ginnastica posturale invece, gli esercizi non correggono un bel niente!! E’ il modo di proporre gli esercizi e soprattutto il compito cognitivo dato al soggetto a determinarne il risultato.

 

Questo significa che l’esercizio più corretto eseguito alla perfezione non garantisce il risultato se chi lo esegue è distratto o assume delle posizioni in modo intenzionale.

 

Significa anche che se il soggetto è attento al quadro sensoriale e cerca di mantenerlo durante l’esercizio ottiene comunque la modifica posturale anche se ogni tanto sbaglia qualcosa.

 

Il quadro sensoriale è formato da stimoli sia esterocettivi che propriocettivi.

 

La costruzione dell’esercizio di ginnastica posturale si articola in 4 fasi:

  • si individua l’elemento da correggere
  • si propone un esercizio che coinvolga l’elemento in questione
  • si dà un compito posturale che riguardi l’elemento in questione
  • si dà un compito dinamico che perturbi l’elemento in questione

 

Il compito posturale, cioè il quadro sensoriale da mantenere diventa l’invariante correttiva dell’esercizio di ginnastica posturale. E’ una sensazione (estero o propriocettiva), non una posizione.

 

Il compito dinamico è un movimento che coinvolgendo distretti corporei adiacenti e/o lontani tende a modificare la posizione assunta all’inizio dell’esercizio.

 

Successivamente l’esercizio viene proposto in numerose varianti con l’aggiunta di nuovi elementi nel compito dinamico che aumentino la difficoltà del mantenimento del compito posturale.

 

In ogni ripetizione e in ogni momento il soggetto deve verificare che il compito posturale sia effettivamente realizzato e deve mettere in essere le necessarie correzioni qualora si dovesse accorgere di aver commesso qualche errore. Le correzioni saranno retroattive all’inizio (fatte cioè dopo che l’errore si sia verificato) ma successivamente devono diventare proattive cioè anticipate rispetto agli errori usuali in modo da evitare che gli errori si verifichino.

 

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Questo esercizio ne è un esempio (per le note generali sugli esercizi vedi lezione sullo Strutturalismo PsicoMotorio; per l’esercizio vedere la Cinesiologia della scoliosi).

 

Non si può dire a questa ragazza: renditi conto della curva della tua colonna vertebrale (ipercifosi dorsale) e cerca di raddrizzarla.

 

In questo esercizio lo stimolo posturale al raddrizzamento del rachide è il mazzo di chiavi. Il cercare di mantenere il mazzo di chiavi nel campo visivo provocherà un’estensione del dorso che non esiterei a definire riflessa. Il soggetto non estende il dorso consapevolmente, è il sistema posturale, attivato in questo caso da uno stimolo visivo, a garantire la posizione.

 

Alla ragazza viene poi chiesto di ascoltare l’estensione del rachide e valutare a livello propriocettivo questa posizione confrontandola con la posizione assunta abitualmente.

 

Successivamente, senza il mazzo di chiavi, il soggetto dovrà ricercare e mantenere la sensazione di estensione del busto osservata nella fase precedente. E’ importante, in questa nuova fase, evitare di assumere la posizione, ma ricercare le sensazioni provate precedentemente.

 

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L’educazione dell’equilibrio è un momento fondamentale dell’Educazione Posturale in quanto il sistema posturale è il responsabile dell’orientamento del corpo rispetto alla forza di gravità e del mantenimento dell’equilibrio in situazioni sia statiche che dinamiche (vedi Neurofisiologia).

 

L’instabilità del piano di appoggio è un elemento che complica notevolmente il compito posturale del mantenimento del quadro sensoriale di riferimento.

 

Gli esercizi vengono eseguiti:

 

  • con una progressione graduale secondo la catena di raddrizzamento nelle varie stazioni (se possibile): decubiti, seduta, in ginocchio seduti sui talloni, in ginocchio, in quadrupedia, in piedi

 

  • con il corpo orientato secondo la direzione del movimento del piano di appoggio o perpendicolare ad esso se l’attrezzo è concepito per permettere oscillazioni in una sola direzione

 

  • in combinazione con movimenti simmetrici e asimmetrici delle braccia

 

  • con carichi aggiuntivi

 

Il dondolo Bobath è un piano abbastanza grande da potercisi sedere o sdraiare sopra. E’ reso instabile da due settori circolari paralleli fra loro che rendono possibili oscillazioni su un solo piano.

Una variante del dondolo Bobath prevede la presenza di una semisfera centrale sotto al piano con possibilità di oscillazione in tutte le direzioni.

 

I palloni Bobath (in realtà proposti per primo da un italiano) sono delle grosse camere d’aria sferiche in plastica su cui è possibile sedersi o sdraiarsi.

Su questo attrezzo, l’equilibrio è molto precario e il mantenimento dell’invariante correttiva abbastanza difficile.

 

Le tavolette di Freeman sono dei piccoli piani instabili pensati per esercizi da in piedi. Possono avere oscillazioni in una sola direzione o in diverse. Sono state concepite per la rieducazione propriocettiva della caviglia o del ginocchio.

 

L’altalena di Dotte è un piano instabile appeso a 4 catenelle.

 

La pedana stabilometrica è un attrezzo complesso e costoso composto da una serie di sensori posti sotto un piano e collegati ad un computer che ne valuta continuamente lo stato. Un software dedicato permette la rilevazione delle oscillazioni del soggetto posto sulla pedana e l’esecuzione di diversi esercizi per migliorare il controllo dell’equilibrio.

 

All’interno dell’Educazione dello Schema Corporeo grande importanza ha il lavoro di Educazione Respiratoria intesa come:

  • presa di coscienza della dinamica respiratoria
  • capacità di controllo volontario e cosciente delle varie componenti
    • diaframmatica
    • toracica alta
    • toracica bassa
    • emitoracica
  • mobilizzazione e modellamento della gabbia toracica se sono presenti dei dismorfismi.

 

I risultati sono buoni anche negli adulti. L’apprendimento di nuovi schemi posturali o le modifiche a quelli esistenti vengono gestiti a livello corticale e quindi non esistono limiti di età. Una volta ottenuto il cambiamento del comportamento posturale anche i controlli a lungo termine evidenziano che lo schema motorio si è ben consolidato e mantenuto.

 

I trattamenti individualizzati in piccolo gruppo permettono una grande efficienza e specificità e al tempo stesso di tenere i costi entro limiti ragionevoli e non è cosa da poco in questo momento in cui le risorse sono limitate.

 

Non occorrono attrezzi particolari e, dopo che il soggetto ha ben compreso che cosa l’esercizio richiede, soprattutto a livello cognitivo, è possibile ripetere gli esercizi anche a casa.

 

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Abbiamo visto come l’ attività posturale (vedi neurofisiologia) sia una componente dell’attività motoria  realizzata da particolari sistemi di controllo e di produzione del movimento, ma assolutamente inscindibile dal movimento inteso nella sua globalità.

 

Così l’Educazione posturale è una tecnica fra le tante (si usa quando l’obiettivo lo richiede) non è una professione. Guai a definirsi “posturologi”; sarebbe come se un medico affermasse di essere un “antibiotologo” e pretendesse di curare tutti i suoi pazienti e tutte le loro malattie con, appunto, gli antibiotici.

 

Gli esercizi sono esattamente come i farmaci: ciascuno ha le proprie indicazioni e controindicazioni. La ginnastica posturale, così come l’abbiamo definita in queste lezioni è indicata e viene utilizzata esclusivamente quando si ritiene necessaria la modifica della componente posturale di un qualsiasi movimento o comportamento.

 

Possiamo ipotizzare interventi su:

   - paramorfismi del rachide sul piano frontale

      - atteggiamenti scoliotici

      - strapiombi

      - scoliosi minori

   - paramorfismi del rachide sul piano sagittale

      - ipercifosi

      - iperlordosi

      - anteposizione delle spalle e scapole alate

      - Malattia di Sheuermann

   - squilibri del bacino

   - paramorfismi dell’arto inferiore

      - piede piatto

      - ginocchio valgo

      - ginocchio recurvatum

 

Tutti i dismorfismi hanno una (d13a) componente strutturale dovuta alle alterazioni dell’apparato locomotore di cui alcune irreversibili, quelle dello scheletro, ed altre che possono in qualche misura essere recuperate con gli esercizi, quelle a carico dei tessuti molli ed un’altra posturale dovuta all’uso che dell’apparato locomotore fa il cervello. E’ come parlare hardware e software con la differenza che l’uso (software) con il tempo si trasforma in struttura (hardware).

 

Nell’ambiente medico ci si occupa delle menomazioni cercando di guarirle con farmaci, esercizi, ortesi e chirurgia. Questi ragazzi però non sono malati. Non bisogna “dar loro” qualcosa. E’ necessario tracciare per loro un percorso che poi dovranno fare, aiutati certo, ma autonomamente.

 

 

ESERCIZI

 

Gli esercizi, divisi per obiettivo, fanno parte dell’esperienza del Prof. Muzzarelli e del sottoscritto. Non debbono essere imparati a memoria e non vanno applicati in maniera acritica. Non sono i migliori del mondo; non sono nemmeno tutti. Sono solo degli esempi: sono stati riportati perché possa essere più chiaro l’approccio cinesiologico all’Educazione Posturale secondo lo Strutturalismo PsicoMotorio e perché, chi inizia questo entusiasmante lavoro, abbia una base da cui partire, ma attenzione: sono solo esercizi; quello che conta è il ragionamento che ne ha motivato la scelta e che qui non è descritto perché dipende dal soggetto che si ha davanti e non può essere generalizzato.

 

Per le note generali sugli esercizi, vedere l’Introduzione ed il capitolo sullo Strutturalismo PsicoMotorio.

 

Educazione dello Schema Corporeo

 

Educazione Respiratoria

 

Equilibrio

 

Ginnastica Posturale

 

Mobilizzazione

 

Rinforzo muscolare (dinamico - tonico)

 

 

BIBLIOGRAFIA

(bib)

Le Boulch: Verso una scienza del movimento umano. Armando 1979

Grimaldi, Marri, Lippi, Fantozzi, Catelani: Evocazione di componenti motorie assenti nelle lesioni del sistema nervoso centrale. Giardini Editori, Pisa 1984.

Muzzarelli: La ginnastica correttiva. Stibu Urbania 1991

Zannier, Pivetta, Muzzarelli, Culot L'Educazione Psicomotoria nella Ginnastica Correttiva. Idelson, Napoli 1974

 

Questa dispensa è ad uso esclusivo (e gratuito) degli allievi del corso di Didattica dell’Attività Preventiva e Compensativa della Scuola interuniversitaria di Specializzazione all’Insegnamento Secondario dell’Università di Macerata e degli allievi dei corsi ordinari e ECM del Centro di Formazione Permanente di Cinesiologi.it. Non può essere utilizzata da altri e/o pubblicata sotto qualsiasi forma senza l'autorizzazione sottoscritto

Prof. Daniele Roccetti, 347-7770366.

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